Eccomi, dopo notti a pensare a questo argomento ecco il mio stream of consciousness che verrà poi riveduto e corretto da chi ha una padronanza dell'italiano un po' migliore della mia... eh eh eh
"Siamo scontenti di tutto, siamo capaci solo di dire che il paese è vecchio, la politica è vecchia, la società non ci rappresenta, ma non abbiamo la capacità e nemmeno la voglia di metterci in gioco per cambiare la situazione, speriamo che lo faccia qualcun altro, perché siamo sempre stati abituati ad "avere la pappa pronta".
Siamo assuefatti, anestetizzati dalle immagini di violenza, guerra, disastri che ci vengono proposte, questa è la nostra normalità, la cruda realtà, ma è troppo lontana da noi, la vediamo eppure siamo ciechi, non ci tocca, vorremmo che cambiasse qualcosa, ma senza muovere un dito "perché dobbiamo farlo noi? che lo faccia qualcun altro".
Eppure ci sentiamo dei ribelli, ma il nostro scarso agire contro la società nella quale non ci riconosciamo spesso finisce per essere violenza gratuita, e non porta a nessun risultato costruttivo. Vogliamo spaccare il mondo e lasciare il segno, ma ci riusciamo solo negativamente.
Siamo annoiati, e per questo qualsiasi azione negativa ci viene giustificata e scusata, "non è colpa nostra, è colpa della società".
Cerchiamo contatto con le persone che ci somigliano perché temiamo il confronto con chi è diverso da noi, lo vediamo come un conflitto e non come una possibilità di dialogo e crescita (non capiamo che l'individualità c'è solo se c'è diversità, altrimenti annega nell'omologazione).
Tutto deve essere comodo, tutto ci è dovuto, vogliamo un lavoro ma non vogliamo studiare, non vogliamo faticare, non vogliamo imparare, non vogliamo crescere."
sarà....ma mi sembra che è venuta fuori la parte più pessimista (e forse anche comunista) di me....
ce l'ho fatta entro la scadenza di venerdì...incredibile!
worrying solves nothig